Il distretto
MONTEBELLUNA DISTRICT
Situata in una dolce zona collinare in provincia di Treviso, a 50 chilometri da Venezia, Montebelluna costituisce un centro calzaturiero di importanza mondiale.
Lo Sportsystem District montebellunese, uno dei più significativi distretti del Nordest che oggi vengono studiati e analizzati in tutto il mondo per meglio comprendere le radici del "miracolo veneto", è profondamente articolato.
Accanto alle universalmente conosciute ditte con marchio e alle multinazionali, troviamo piccole e medie aziende a conduzione familiare e una miriade di produttori di materiali o componenti per calzature, che costituiscono il cosiddetto indotto.
Il Made in Montebelluna è significativo sia in qualità che in quantità. Nell'area vengono lavorate, in riferimento alla produzione italiana .
il 60% delle scarpe da ciclismo
l'80% dei pattini da ghiaccio e a rotelle
Per quanto concerne invece la produzione mondiale vengono realizzati
il 25% dei pattini in linea
il 50% delle scarpe da montagna tecniche
il 65% dei doposci
il 75% degli scarponi da sci
l'80% degli stivali da motociclismo
Montebelluna fa davvero giocare il mondo.LA TRADIZIONE VENEZIANA
La tradizione calzaturiera montebellunese si innesta in quella molto antica che fiorisce nella Repubblica di Venezia di cui Montebelluna viene a far parte dal sec. XIV.
A Venezia, accanto alle attività mercantili e marittime, buona parte dell'economia era rappresentata dalla fornitura di servizi e dalle attività manifatturiere, che presto si organizzarono in strutture associativo-corporative.
Nel Settecento Venezia venne colpita da una crisi che investì i comparti più significativi della sua economia. I prodotti veneziani persero progressivamente di competitività rispetto alle merci estere, e così il sistema delle arti cominciò a decadere.
Il colpo finale fu inferto dalla dominazione napoleonica e successivamente da quella austriaca. La corporazione dei calegheri scompariva. Restavano gli scarperi.
Tre distretti dell'entroterra continuavano infatti la tradizione: Stra si specializzava nella calzatura elegante da donna; Verona nella calzatura fine e Montebelluna nella calzatura sportiva.
IL MERCATO
Agli albori del secolo scorso Montebelluna è un villaggio di campagna. Il suo cuore economico è il mercato.
Fondato ai tempi dell'imperatore Federico Barbarossa e privilegiato dalla Repubblica di Venezia, esso costituisce il punto di incontro fra la pianura trevigiana e le montagne del bellunese.
La presenza di un fiorente mercato condiziona profondamente lo sviluppo dell'attività calzaturiera: ogni settimana, infatti, vi si può sia reperire con facilità il pellame per la tomaia, sia vendere il prodotto finito.
Ogni "scarpero" ha il proprio stile inconfondibile, cosa che differenzia notevolmente i prodotti da bottega a bottega. La calzatura che regna sovrana fino ai primi decenni del 1900 è la "gallozza": forte, pratica e robusta, ha la tomaia in cuoio e la suola in legno e risponde perfettamente alle esigenze delle popolazioni contadine e dei "bisnenti", i boscaioli del Montello.
All'inizio del Novecento a Montebelluna si contano ben 200 laboratori: una famiglia su otto fa scarpe. Anche l'offerta di prodotti comincia ad ampliarsi: il diffondersi della passione per l'alpinismo fa aumentare la domanda di scarpe da roccia, soprattutto da parte delle genti di Feltre e Belluno, e gli artigiani della zona assecondano prontamente questa evoluzione nei consumi.
DIVERSIFICANDO
E' dopo la prima Guerra Mondiale che Montebelluna consolida definitivamente la sua vocazione calzaturiera. La scarpa da montagna è diventata un prodotto richiesto da larghe schiere di consumatori: molti italiani che hanno conosciuto le Dolomiti vivendo angosciose settimane in trincea, vi ritornano da escursionisti.
La scarpa da montagna veniva utilizzata, con opportune modifiche, anche per praticare lo sci. Ma negli anni Trenta la fortuna crescente di questo sport acuisce l'esigenza di un prodotto monouso e altamente mirato. Montebelluna coglie al volo l'opportunità: è la prima diversificazione produttiva.
Lo scarpone da sci accompagna e caratterizza, assieme alla tradizionale pedula da roccia, l'evoluzione del settore calzaturiero per quasi tutta la seconda metà del secolo.
Nell'inverno 1965-66 un tecnico del Colorado, Bob Lange, realizza uno scarpone tutto in plastica. I montebellunesi credono nella nuova tecnologia: la Nordica perfeziona l'invenzione americana sostituendo la "colata" con l'"iniezione".
La plastica è davvero una rivoluzione e i nuovi modelli si succedono uno dopo l'altro. E' il boom: dalle 250 mila paia del 1960 si arriva a toccare la vetta dei 4 milioni e 100 paia nel 1979.
L'introduzione della plastica non suscita tuttavia gli entusiasmi compatti di tutti gli imprenditori. Alcuni, infatti, o per oggettive difficoltà economiche o per una certa diffidenza culturale, scelgono di orientarsi verso la produzione di scarpe sportive alternative: doposci, calcio, tennis, moto, ciclismo, ballerine, sci da fondo, pattini da ghiaccio che decretano la fortuna di varie aziende distretto.
Nei primi mesi del 1980 si cominciano ad avvertire i primi segnali di crisi: la domanda cala improvvisamente.
Il crollo del doposci viene tuttavia assorbito con una rapida diversificazione produttiva: la vecchia pedula da montagna viene rivoluzionata, diventa più leggera e colorata ed è ribattezzata scarpa da trekking. Molte aziende cominciano anche ad interessarsi all'abbigliamento sportivo.
Ma la crisi dello scarpone da sci permane Un nuovo prodotto sembra indicare la via per uscire da questa impasse: il pattino in linea, utilizzando una tecnologia che è speculare a quella per lo scarpone, diventa la calzatura che sostituisce e integra quest'ultimo durante il periodo estivo.
Negli ultimi anni il Made in Montebelluna si è arricchito di altri due prodotti: l'innovativo scarpone da snowboard da un lato, e la tradizionale scarpa comoda da città dall'altro.
UN DISTRETTO APERTO
Le continue diversificazioni produttive che hanno caratterizzato la storia del distretto montebellunese ne hanno profondamente condizionato la fisionomia, determinando l'affermazione di caratteristiche vincenti quali l' apertura e l'estrema mobilità.
Apertura nella panoramica di prodotti che le aziende offrono: se la pedula da montagna e lo scarpone da sci sono considerati i due comparti tipici, è vero anche che nell'ultimo secolo si è assistito a una sorta di corsa a staffetta, nella quale a scambiarsi il testimone sono stati vari tipi di calzature.
Apertura nella diversa tipologia delle aziende, per cui ritroviamo a pochi chilometri di distanza, sulla stessa strada, la multinazionale, la grossa azienda con marchio a conduzione familiare, la piccola o la media azienda e il laboratorio artigiano che lavora conto terzi.
Apertura nella compresenza di diversi gruppi stranieri che, tramite l'acquisizione di marchi autoctoni, hanno determinato, specie negli anni '90, una sorta di "cambiamento di pelle" del distretto.
Apertura per la presenza stessa di un indotto, costituito da aziende che lavorano per il calzaturiero ma non solo, e che quindi formano una sorta di rete elastica inevitabilmente legata anche ad altri settori.
Apertura per l'oramai affermata tendenza a delocalizzare alcune fasi delle lavorazione dei prodotti, in modo da poter trarre vantaggio dai bassi costi di manodopera dei paesi in via di sviluppo.
Il decentramento produttivo, che in un primo momento si manteneva all'interno del distretto, alla fine degli anni '70 inizia ad orientarsi verso i paesi del Sud-Est Asiatico.
Con la caduta del muro di Berlino è l'Europa dell'Est, specie la Romania, a diventare la meta privilegiata per la delocalizzazione. Negli anni '90 il fenomeno si intensifica ulteriormente e si comincia a trasferire all'estero la fabbricazione non solo di parti della calzatura, ma del prodotto intero.
In un distretto così globalizzato, tuttavia, il cuore creativo e il cervello organizzativo restano sempre a Montebelluna.
I FATTORI DI SUCCESSO
All'origine di un distretto industriale c'è la presenza di una comunità locale ben integrata, con frequenti rapporti interpersonali tra i soggetti locali. Altre caratteristiche sono poi l'accentuata divisione del lavoro tra le imprese; la scomponibilità in fasi del processo produttivo; il legame tra piccoli produttori e mercati esterni di sbocco; le continue innovazioni tecnologiche-organizzative.
Sono questi alcuni dei punti di forza che hanno determinato il successo del distretto montebellunese. Ma tra i fattori connessi all'area-sistema, un ruolo chiave è stato sicuramente quello giocato dal know how, dal saper fare dei montebellunesi. La genialità e l'inventiva degli imprenditori locali, l'immagine di fantasia ed efficienza nei mercati esteri dei prodotti della zona, la crescente valorizzazione stilistica ed estetica hanno decretato la competitività a livello mondiale del Made in Montebelluna.
Un ruolo importantissimo è stato quello giocato dai modellisti e dai creativi: la progettazione, a dispetto della spinta tendenza al decentramento, è una fase che viene sempre e comunque mantenuta in loco e per la quale non vengono risparmiati gli investimenti in risorse umane.
Al know how di Montebelluna ricorrono molte aziende straniere: nella zona viene realizzata la quasi totalità dei modelli top di gamma di varie multinazionali della scarpa.
Questo gusto per il design e il colore, questo senso estetico che sono divenuti una forte peculiarità del Made in Montebelluna e di tutto il sistema moda veneto attuale affondano le radici in quella "eredità veneziana" di cui già si è detto. E' come se la magnificenza artistica e culturale della Serenissima, diffusa per la campagna tramite le opere di artisti come Giorgione, Tiziano, Palladio, Veronese, Zelotti e Tiepolo avesse creato una sorta di terreno fertile e coltivato che ha permesso la nascita, niente affatto casuale, di questi preziosi "fiori".
FONDAZIONE MUSEO DELLO SCARPONE E DELLA CALZATURA SPORTIVA - MONTEBELLUNA
In una delle sue antiche ville venete, Villa Zuccareda Binetti (XVI sec.), ha sede dal 4 novembre 1984, la Fondazione Museo dello Scarpone e della Calzatura Sportiva.
Fin dalla sua nascita la Fondazione si è posta l'obiettivo di custodire la memoria storica non solo di un prodotto ma dell'intero distretto. Attraverso 11 sale disposte su due piani il Museo raccoglie i pezzi più caratteristici dei due secoli di storia del distretto, dalle pedule e gallozze del primo ottocento ai più avveniristici scarponi da sci ultima collezione. Il tutto ponendo particolare attenzione al tessuto storico e sociale che ha reso possibile la nascita e lo sviluppo di questo piccolo miracolo economico-industriale. Sono pertanto presenti nel Museo, accanto ai primi attrezzi da calzolaio, autentici reperti archeologici del distretto, numerosi documenti storici che segnano l'evoluzione sociale della comunità montebellunese. E' presente inoltre un "archivio cataloghi" che raccoglie tutte le pubblicazioni per la promozione dei prodotti dal 1939 ad oggi e un "archivio tesi" che raccoglie tutte le tesi di laurea scritte sul distretto. Attualmente il Museo si trova impegnato sul fronte delle nuove tecnologie attraverso la messa in rete (già dal '96) di un sito internet e l'allestimento di materiale video e multimediale complementare ai pezzi esposti. All'interno delle sale sono infatti presenti televisori che proiettano filmati corollari alle vicende salienti del distretto e in una sala dedicata sono disponibili 4 pc per la consultazione informatica degli archivi.
La Fondazione è inoltre attiva, attraverso un'area didattica, nel campo della formazione professionale di tecnici altamente specializzati da inserire nel tessuto produttivo (designer, tecnici marketing ecc.). Cura un rapporto socioeconomico annuale (Rapporto O.S.E.M.) che serve appunto a monitorare la situazione economica nel suo evolversi ed è punto di riferimento per studiosi e giornalisti internazionali. "Montebelluna fa giocare il mondo" , anch'esso a cura della Fondazione, è il libro ufficiale del distretto.
Villa Zuccareda-Binetti, di proprietà del comune di Montebelluna, è stata recentemente portata allo splendore originario dopo un restauro, durato più di tre anni, voluto e finanziato da tutte le aziende operanti nel distretto.
La Fondazione ricopre inoltre un ruolo di centralità nel coordinamento degli impulsi locali di crescita. A questo proposito è da segnalare la formazione del "Gruppo Stile" con sede presso il Museo e coordinato dalla Fondazione. Il "Gruppo Stile" rappresenta una esperienza unica nel panorama industriale e distrettuale italiano. Esso è costituito dai più importanti designer e stilisti operanti presso studi e aziende dello sportsystem ed elabora per ogni stagione una serie di concept e input per le nuove tendenze che si imporranno sul mercato. Trovandosi in una posizione di avanguardia la creatività montebellunese ha infatti dovuto sviluppare questa strategia per fronteggiare le incognite del settore che non avrebbero potuto altrimenti essere definite.
Nell'ambito della V° edizione del Premio Guggenheim Impresa & Cultura il Museo dello Scarpone è risultato vincitore del Premio Assolombarda come miglior museo d'impresa con la seguente motivazione:
"per la sintesi tra memoria d'impresa, ricerca e sviluppo in un museo di distretto che valorizza le forti capacità imprenditoriali dell'area, stimola l'innovazione e costruisce attraverso formazione e qualità ipotesi di successo futuro"
Last modified 2005-05-27 05:32 PM